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La cura oltre le mura – gli interventi dall’Emilia Romagna

La cura oltre le mura

Il 5 marzo 2026 si è svolto a Roma “LA CURA OLTRE LE MURA“, evento della Filcams Cgil Nazionale sul Lavoro Domestico.

Chiaramente non poteva mancare una delegazione dell’Emilia-Romagna, Regione in cui le lavoratrici del settore sono particolarmente attive e partecipative.

Abbiamo raccolto i racconti, le esperienze e le idee delle lavoratrici stesse per poter costruire proposte collettive e nuove rivendicazioni, atte ad istituire una piattaforma del settore.

L’obiettivo? Chiedere di ampliare le tutele e migliorare le condizioni di lavoro, di vita e sociali.

Dalla nostra regione sono intervenute 3 lavoratrici con i seguenti interventi:

Silvana Sejdini del territorio di Ferrara

Buongiorno a tutte e a tutti, mi chiamo Silvana.

Il 2 marzo ho partecipato, insieme ad altre colleghe, all’assemblea indetta dalla Filcams per le collaboratrici domestiche della provincia di Ferrara.

Abbiamo fatto una bella chiacchierata, ci siamo conosciute e abbiamo scoperto subito di avere una cosa in comune: ABBIAMO LASCIATO TUTTO A CASA E SIAMO VENUTE QUA IN ITALIA.

Abbiamo lasciato i nostri cari e ci siamo trovate sole in una città che ci ha ignorato e che ci ignora tutt’ora.

La difficoltà della lingua, non riuscire a comunicare i nostri bisogni, la ricerca di un alloggio, fare i documenti, cercare un medico, cercare un lavoro, ci ha reso più fragili e bisognose di aiuto.

A volte troviamo un lavoro e dopo il periodo di prova veniamo lasciate a casa; questo periodo di prova può durare anche settimane, poi dobbiamo ricominciare d’accapo.

Sappiamo di essere un aiuto alle famiglie, ci piace il nostro lavoro, ci affezioniamo alle persone.

A volte ci troviamo in situazioni dove non c’è rispetto, dove si usano parole pesanti o non ci pagano.

Noi vi dedichiamo grande parte della nostra giornata o settimana e spesso è difficile sapere come uscire da situazioni complicate.

Ci sono lavoratrici che si ammalano per lo stress.

Dopo aver lavorato fianco a fianco, 24 ore su 24, con persone che hanno gravi problemi psichici e fisici, iniziamo a non stare più bene.

Ti ammali e non vorresti più tornarci in quella casa.

Ma devi lavorare.

La nostra sofferenza non si vede, non è conosciuta.

Non abbiamo il diritto di ammalarci perché ci licenziano.

NOI SIAMO LE BADANTI.

Quelle che lavorano in casa tua e che non hanno nemmeno un nome: siamo solo BADANTI.

BASTA sfruttamento, vorremmo solo lavorare serenamente.

Vorremmo non essere licenziate perché abbiamo lavato un pavimento senza chiedere il permesso!

Perché sì, ci possono licenziare senza giusta causa.

Siamo orgogliose di fare questo mestiere, è faticoso ma anche pieno di soddisfazioni.

Abbiamo semplicemente bisogno, come tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori, di aiuti concreti per noi e per le famiglie che ci danno lavoro, perché capiamo le loro difficoltà!

Avremmo bisogno di contratti individuali di lavoro dignitosi, scritti nel rispetto del Contratto Nazionale.

Avremmo bisogno di tutele maggiori a quelle che oggi ci sono per il licenziamento o la malattia.

Vorremmo arrivare in Italia già tutelate dalle istituzioni preposte senza lo sfruttamento di agenzie fittizie o di padroni che non vogliono spendere soldi.

Siamo FINALMENTE pronte a farci vedere e sentire, aspettavamo semplicemente che qualcuno ascoltasse il nostro grido sussurrato.

La Filcams è sempre stata al nostro fianco, ci ha aiutato e supportato, ma adesso spetta anche a noi farci vedere e lottare: ci siamo, siamo qua e siamo pronte a lavorare con la dignità che spetta a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori.

Rosella Carnevale del territorio di Reggio Emilia

Buongiorno a tutti, sono Rosella e vengo da Reggio Emilia.

Vorrei ringraziare la sede della Filcams di Reggio Emilia per questo invito, che mi è stato fatto dalla mia funzionaria, con la quale ci siamo conosciute nella sede della Cgil per alcune irregolarità legate al mio contratto… e ho accolto con gioia questa opportunità.

Ringrazio tutti quelli che hanno organizzato questo evento, Filcams Nazionale e Regionale.

Ritengo di fondamentale importanza portare alla luce le problematiche che le badanti affrontano nel nostro paese.

“La cura oltre mura” è un dovere, una responsabilità, un atto di umanità di tutti verso tutti; la cura che prestiamo noi lavoratrici è un dono prezioso indispensabile per i nostri anziani ammalati e disabili, ed è tempo di riconoscerne il valore e di attuare qualcosa di concreto.

Io mi ritengo fortunata perché la mia è stata una scelta di vita e non di ripiego!

Ho sempre incontrato famiglie meravigliose, ma ho ascoltato storie di donne maltrattate, truffate, lasciate sole. La maggior parte sono straniere, come le mie colleghe che sono qui oggi con noi.

Svetlana, all’inizio del suo percorso lavorativo è stata accolta da famiglie facoltose che però non le hanno riconosciuto il suo diritto contributivo, e per questo la sua pensione è slittata di anni a sua insaputa.

O come Claudia, che si é affidata ad un’agenzia, credendo di essere tutelata, invece ha dovuto elemosinare nel tempo il suo diritto alle retribuzioni, rivendicando anche il suo diritto contributivo.

Il nostro settore non ci dà gli strumenti e i mezzi per poterci difendere, soprattutto alle lavoratrici straniere che non parlano la lingua, e si trovano ad accettare di tutto per mantenersi e mandare i soldi a casa!

Questo è un aspetto negativo e vergognoso per il nostro paese: la dignità deve essere uguale per tutti, per ogni donna nel mondo.

Trovo assurdo che nel 2026 ci troviamo qui per parlare delle discriminazioni legate alla nostra categoria, dove non
siamo tutelate come tutti gli altri lavoratori… e questo porta spesso ad agevolare il lavoro nero!

Non abbiamo gli stessi diritti su malattia, maternità e tanto altro.

Io per prima, essendo una donna sola con due figli, non posso permettermi di ammalarmi e vado al lavoro anche se non sono in condizione; per arrivare a fine mese si fanno notevoli sacrifici.

Mi piacerebbe che tutti i comuni d’Italia mettessero a disposizione un luogo dove noi lavoratrici possiamo riunirci.
Soprattutto perché chi è convivente ha bisogno di uno spazio d’aria, di condivisione e socializzazione, cosa che molto spesso manca; così si finisce per restare isolate.

Il confronto e la relazione costituiscono uno spazio di cura importante per chi è solo e non sa con chi far emergere
le problematiche e i dubbi che si vivono.

Il Welfare contrattuale riconosce troppo poco, quindi chiediamo allo Stato e alle politiche sociali di porsi questo problema e di farsene carico, per dare dignità e uguaglianza a questo mondo lavorativo così complesso ma indispensabile!

Il nostro è un lavoro privato, e da quando non è più possibile ricevere il rateo del TFR in busta paga, si è aggiunto un altro enorme problema da gestire per noi: se i nostri assistiti muoiono e gli eredi non accettano l’eredità, chi ci garantisce il pagamento del nostro diritto?

Questo quesito lo sottopongo a voi e vi chiedo di darci una risposta!

Chiediamo più controlli e tutele per la dedizione che prestiamo, affinché venga riconosciuto come un lavoro vero.

Grazie per l’ascolto.

Paulino de Santandrea Yaritza del territorio di Imola

Ho lasciato il mio paese, la Repubblica Dominicana, per aiutare la mia famiglia.

Mia madre era malata e dovevo aiutarla.

Sono stata discriminata e sfruttata ma dovevo lavorare perché avevo bisogno.

Noi stranieri quando arriviamo non sappiamo nulla del mondo del lavoro e dei nostri diritti.

Poi un’amica mi ha detto rivolgiti alla Filcams, che mi avrebbe potuto aiutare a conoscere e fare rispettare i miei diritti.

E oggi sono fiera di essere iscritta!

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